Massaciuccoli Romana: la villa dei Venulei

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Continuiamo il nostro tour nell’area archeologica di Massaciuccoli.

Dopo aver frequentato il punto di sosta ed esserci rinfrescati nelle piccole terme qui presenti, ci trasformiamo da semplici viaggiatori in ricchi senatori, ospiti nella villa di rappresentanza che la potente famiglia dei Venulei (proprietaria come abbiamo visto dell’impianto lungo la moderna Via Pietra a Padule) ha fatto costruire a Massaciuccoli.

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Ci dobbiamo spostare verso l’alto, dove oggigiorno è presente la Pieve di San Lorenzo, poiché qui, al posto della chiesa, in epoca romana sorge la meravigliosa e lussuosa domus dei Venulei. Appena entrati rimaniamo stupefatti dalla ricchezza che ci circonda: splendidi pavimenti policromi in marmo si alternano a ricercati e dettagliatissimi mosaici ricchi di colori, sfumature ed effetti di luce: le figure sembrano dipinte e ciò è reso possibile dalla dimensione delle tessere che le compongono, inferiori al centimetro. Un lavoro veramente incredibile! Le pareti affrescate con colori accesi accolgono nicchie nelle quali si trovano statue in marmo che riproducono personaggi illustri, come l’imperatore Claudio, o soggetti mitologici.

Di tutto questo non si vede più niente, si può solo immaginare, proprio come stiamo facendo, quale fosse la ricchezza presente: gli scavi archeologici, effettuati nel 1700 al di sotto del pavimento della Pieve, riportarono alla luce parti di pavimenti e porzioni scultoree, oggi perdute ma dipinte su una tela conservata al Museo di Villa Guinigi (Lucca).

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Tuffiamoci di nuovo nel passato! La terrazza inferiore, in epoca Augustea, ospita un giardino belvedere, dal quale possiamo godere del panorama mozzafiato: con un solo colpo d’occhio possiamo vedere il mare, la laguna (in quest’epoca il lago non è ancora formato) e persino la vicina città di Pisa, città d’origine di questa famiglia.

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Con l’aumentare delle possibilità economiche e della posizione sociale dei Venulei, dovute alla carriera politica intrapresa da alcuni membri della gens (nel 92 d.C. Lucio Venuleio Montano Aproniano arriverà persino a ricoprire il consolato), il giardino viene trasformato in un grande complesso termale ad uso privato dei familiari e degli ospiti illustri.

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È possibile accedere alla terrazza inferiore direttamente dalla domus, tramite due scalinate; il complesso è articolato nei canonici tre ambienti (visti anche nelle piccole terme), ma qui troviamo anche stanze aggiuntive. Da un primo vano di “accoglienza” si passa, tramite un breve corridoio, al frigidarium. Il tentativo di colpire il visitatore e fargli comprendere la ricchezza e la potenza dei Venulei è concretizzato in questa stanza: le pareti sono interamente rivestite di marmo ed il pavimento è decorato con ricchi mosaici. Le nicchie presenti nei muri accolgono diverse statue, alcune delle quali fungono da fontane, ed una rientranza davanti a noi permette di avere anche un piccolo spazio dotato di acqua calda, riscaldata dal vicino forno del calidarium; il pezzo forte della stanza però è rappresentato dalla grande vasca dell’acqua fredda e dall’incredibile cascata che la rifornisce: la parete alle spalle della vasca presenta infatti un’apertura, attraverso la quale l’acqua, raccolta in una cisterna posta più in alto, scende con un fantastico effetto scenografico.

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I servi della famiglia stanno allestendo anche tavoli e panche: qual è il motivo? Questa stanza è molto fresca e, nel periodo estivo, viene quindi utilizzata anche come triclinio, come ambiente per i banchetti. Aromi di cibi speziati, musiche e risa riempiono l’aria, accompagnati dallo scrosciare dell’acqua.

Nelle immediate vicinanze del frigidarium troviamo anche la seconda scala che collega terme e domus ed il bagno privato del complesso (ben diverso dalla latrina pubblica a più posti vista nella fattoria).

Il percorso prosegue con calidarium e tepidarium ma qui, proprio perché il livello sociale della famiglia è molto alto, troviamo anche un’altra stanza, di forma ellittica con tre gradini su tre lati. La temperatura è veramente elevata: prima di entrare dobbiamo mettere gli zoccoli di legno, il pavimento è davvero troppo caldo per poter camminare a piedi scalzi. Il vapore che si trova all’interno è un chiaro segnale del tipo di stanza nella quale ci troviamo: si tratta della sudatio, cioè la sauna. È riscaldata con il medesimo sistema del calidarium, ma per avere una temperatura maggiore tra il secondo pavimento e il pavimento di marmo (vedi “ipocausto” nel precedente articolo) i costruttori hanno posizionato una lamina di piombo che assorbe maggiormente il calore; il vapore è invece generato da una sorta di “pentolone”, posto sopra il forno, sul quale gettare l’acqua affinché evapori.

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Ma i Venulei non si accontentano facilmente: in effetti uno dei lati non presenta scalini perché vi si apre una grande finestra che permette, a chi è all’interno, di godere il panorama anche nel periodo invernale. Il massimo del lusso! Le terme sono anche dotate di una piccola palestra/zona massaggi, che certamente non ci lasciamo sfuggire!

Si sta facendo buio: usciamo per vedere il tramonto e qualcosa, nel giardino, richiama la nostra attenzione. Sembrano due piccoli fari e incuriositi cerchiamo di capire cosa siano ma, avvicinandoci, rimaniamo tra lo stupore e la paura. È una figura umana, una donna sembra, che ci osserva severa dalla penombra. Ipnotizzati ci avviciniamo ancora e finalmente capiamo di cosa si tratta: è una statua, Medusa per l’esattezza, il cui volto, cavo, accoglie una lucerna accesa. Ecco spiegato il bagliore nei suoi occhi: un altro trucco per impressionare gli ospiti.

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Ora è però giunto il momento di ripartire e tornare al nostro tempo! Il complesso appare ben diverso da come lo abbiamo appena visto: i marmi pregiati, le statue, i mosaici sono scomparsi. Anche tepidarium e calidarium non sono più visibili: il tempo e l’uomo hanno cancellato alcune parti di questo meraviglioso edificio. Noi abbiamo comunque avuto l’onore di vederlo nel massimo del suo splendore e, guardando il lago, non possiamo fare a meno di pensare a quanto fossero simili a noi questi uomini di duemila anni fa.

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