Borgo a Mozzano ( Mediavalle – LU)

6000336503_fb608da405_zI primi insediamenti a Borgo a Mozzano hanno origine con la famiglia dei Soffredinghi nel 925. Durante l’Alto Medioevo, sotto il dominio della Contessa Matilde di Canossa, il borgo si sviluppò ulteriormente con un incremento delle attività artigianali di lavorazione del ferro e del legno.
Nel XIII secolo il territorio passò nelle mani di Lucca, come feudo della famiglia Antelminelli e segnò l’inizio di un periodo di sviluppo anche per le attività agricole e commerciali.

borgoIl borgo venne incorporato al Vicariato della località di Coreglia.
A metà del XV secolo Borgo a Mozzano passò nelle mani dei fiorentini, sotto il governo di Francesco Sforza. Durante il periodo di dominazione fiorentina, sotto la famiglia ‘De Medici e quella dei Lorena, l’importanza economica del borgo crebbe ulteriormente a causa dello sviluppo del commercio e delle bonifica dei territori paludosi. Il governo fiorentino fu interrotto dell’invasione delle truppe francesi all’inizio del XIX secolo, che rimase sul territorio dino al 1814. Nel 1861 anche Borgo a Mozzano fu annesso al Regno d’Italia.

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Da Visitare

Il borgo di Borgo a Mozzano, dominato della Torre del Monte Bargiglio, conserva i resti del suo passato medievale nelle architetture che conservano ancora i tratti caratteristici del periodo.

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Tra i Monumenti di maggior rilievo citiamo la Chiesa Parrocchiale di San Jacopo, sorta tra il XI e il XII secolo, che conserva pregevoli sculture come la statua lignea raffigurante San Bernardino da Siena di Matteo Civitali.

Chiesa-di-San-Jacopo-Borgo-a-Mozzano-Lucca.-Author-and-Copyright-Marco-RameriniLa caratteristica principali delle chiesa sono però i suoi altari: originariamente doveva averne almeno dieci anche se oggi sono conservati solamente quelli dei Santi Rocco e Sebastiano, San Guglielmo e del Sacramento.

Tra le altre chiese citiamo quella di San Rocco, San Pietro e del Santissimo Crocifisso.

La Chiesa del Crocifisso,  costruita su un antico Oratorio,  conserva la miracolosa immagine di Gesù Crocifisso, mirabile opera  del XVI secolo. Il Monastero fu soppresso nel 1810 dai Baiocchi; più tardi riprese la propria attività con le suore Teresiane che poi si trasferirono presso il Ponte del Diavolo nel palazzo del Barone Tossizza.

La Chiesa di San Rocco risale al 1527, quando l’oratorio allora esistente, intitolato a S. Sebastiano, assunse il nome di S. Rocco e Sebastiano. All’interno la chiesa è ricca di opere di pregio: affreschi di noti pittori come Luigi Ademollo e Pier Filippo Mannucci, altari in marmo di rilevante interesse come quello della “Madonna di Lourdes” e un bellissimo organo che porta alle sue sommità l’emblema raffigurante un cerro, simbolo della frazione di Cerreto.

Da visitare il piccolo Oratorio della “Madonna dei Ferri” (1597-98), immagine venerata da più di tre secoli e recentemente elevata a patrona del Comune.

Madonna_dei_ferri2Da visitare anche il Convento di San Francesco, costruito nel 1523, su un colle che sovrasta il borgo. Dal convento possiamo godere una vista stupenda sul paese sottostante.

CONVENTO DI SAN FRANCESCO

Nel Palazzo Comunale troviamo invece il museo civico, che ospita antichi reperti rinvenuti sul territorio risalenti al periodo preistorico, etrusco, romano e ligure.

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Tra i monumenti più suggestivi, troviamo, invece il Ponte del Diavolo (Ponte della Maddalena), risalente al XIV secolo.

DSCN8934Il ponte attraversa il fiume Serchio, ed è composto da tre arcate asimmetriche. il ponte è stato nominato “del Diavolo” a causa di una leggenda che narra che il costruttore, non riuscendo ad innalzare l’arco maggiore, chiese l’aiuto del Diavolo che accettò in cambio della prima anima che avesse attraversato il ponte. Il costruttore accettò e il ponte fu costruito in una sola notte. Successivamente mandò un cane ad attraversare il ponte e il Diavolo si accontentò dell’anima di una bestia e scomparve tra le acque del fiume Serchio.

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FRAZIONI 

DIECIMO

Diecimo dal Colle delle Coste. Sullo sfondo i monti Pisani


Antico feudo della Contessa Matilde
, più tardi iura del Vescovo di Lucca fino al 1736 allorché passò alla Vicaria di Borgo a Mozzano. L’antico paese si snoda lungo la provinciale Lodovica intitolata a San  Giovanni Leonardi a cui Diecimo ha dato i natali.
Nel centro del paese troviamo la Chiesa del Carmine, la Piazza con la Torre di Castruccio, la casa natale di S. Giovanni Leopardi, oggi trasformata in piccolo museo.
 In località Avarano, lungo la  provinciale la chiesetta di S. Martino in Greppo,  esistente prima dell’anno Mille, che fungeva da “Hospitale” per i pellegrini e i mercanti che transitavano lungo la Via Clodia: qui infatti era posta la Gabella della Iura, dove i viandanti dovevano pagare il dazio per proseguire il loro cammino. All’inizio della vallata della Pedogna sorge la Pieve romanica intitolata a S. Maria Assunta che fu fondata da S.Frediano e risale al VI secolo.

Si possono ammirare inoltre, un bassorilievo medioevale raffigurante un cavaliere con lancia e scudo popolarmente chiamato “re Pipino”, un pregevole fonte battesimale, un sarcofago romano e un simulacro in legno di S.Giovanni Leopardi.

DEZZA

Il paese è formato da due agglomerati che prendono il nome di Dezza Alta e Dezza Bassa. E che sono uniti tra loro da un’antica mulattiera. A metà strada tra Dezza Alta e Dezza Bassa si trova la chiesa  dedicata a S. Elisabetta, con un loggiato che serviva da cimitero. Al suo interno, un altare minore dedicato alla Madonna del Rosario, dipinto della seconda metà del 1800. Nell’alto di una sponda soleggiata si trova Dezza Alta, con alcune ville di pregevole bellezza.

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Da qui, tramite sentieri e mulattiere, un tempo si potevano raggiungere paesi come Vetriano, Cune, Colognora fino al più lontano Motrone. Anche Giacomo Puccini cita questo paese che “si attraversa per recarsi a Celle”, parlando appunto delle “Vagabonde di Dezza”. Attualmente il paese è ridotto a pochi abitanti a causa del fenomeno dell’emigrazione verso le città, ma si può ancora cogliere negli angoli più remoti il suo antico stile di vita, sottoposto al ritmo delle stagioni e al volere della natura.

 VALDOTTAVO


Situato a 7 km dal capoluogo,  Valdottavo è il paese più antico del Comune di Borgo a Mozzano. Fu fondato nel 752 D.C,  fu feudo, poi più tardi fece parte del territorio delle “sei Miglia” di Lucca e, nel 1665, fu unito definitivamente alla Vicaria di Borgo a Mozzano.
Il suo nome significa: distante Otto Miglia da Lucca e gli fu dato in epoca romana. Il paese si snoda lungo il torrente Celetra ed è caratterizzato dalla presenza di edifici in stile “Liberty”, come il Teatro Colombo,costruito intorno agli anni Venti grazie alle ricchezze degli immigrati.

teatroLa chiesa parrocchiale, intitolata a S. Pietro e Paolo, nonostante le numerose modifiche che ha subito nei secoli, mantiene integra la facciata e in alcuni punti dei lati,  la struttura romanico-lucchese. L’interno a tre navate con colonne e capitelli contiene alcuni interessanti dipinti, tra cui un S. Francesco, S. Antonio e Vergine del 1716 di autore ignoto e un S. Rocco di Giuseppe Luchi, detto il “Diecimino”. A pochi chilometri dal centro una strada si snoda fino ad arrivare al piccolo paese di Guzzanello, posto sulla sommità della collina: qui si trova un antico Romitorio, in fase di ristrutturazione, ma che conserva ancora intatte le antiche campane usate dai Romiti.

TEMPAGNANO

Situata sulla sponda destra del Serchio, sulle pendici del monte Conserva, Tempagnano è una frazione del Comune di Borgo a Mozzano le cui origini, come testimoniano i pochi documenti esistenti, risalgono all’anno 838 (probabilmente sono assai più antiche, come si può dedurre dal nome Templum Janii di chiara origine latina). La sua dislocazione geografica si presenta come una serie di piccoli nuclei situati sui punti più assolati a breve distanza tra loro, tanto che non è facile averne una visione completa se non dai colli che la circondano. Detta fazione è attraversata da una strada carrozzabile che collega il territorio di Borgo a Mozzano con la Versilia attraverso il valico di S. Graziano, dove esiste una antica Cappella dedicata alla Madonna della Neve. Il monumento più importante è costituito dalla medievale Torre campanaria ornata da merli, ai suoi piedi si trova la chiesa con annessa canonica che conserva importanti opere d’arte tra le quali spiccano quadri del sec. XVII, una croce parrocchiale d’argento del XV secolo di recente restaurata e arredi sacri di notevole pregio.

DOMAZZANO

Prima di giungere al paese di Valdottavo, sulla sinistra inizia la strada che conduce a Domazzano. Dopo un breve tratto si trova il casolare di Vendoia e, in prossimità del paese, quello di S. Donato. Alla fattoria apparteneva la chiesetta di S. Donato, esempio di arte romanica, oggi dedicata alla Madonna del Carmine.

DOMAZZANOLa facciata presenta una finestra a croce greca, l’abside costruito con materiale vario ha tre feritoie ed archetti pensili; all’interno, il soffitto formato da quattro capriate in legno è quello originale, il pavimento in cotto ne nasconde altri due simili; alle pareti l’immagine della Crocifissione e la Madonna del Carmine. La strada prosegue per un breve tratto fino al paese da cui parte un lastricato di circa 200 scalini che sale alla Chiesa Parrocchiale di S. Lorenzo; questa e quella di S. Donato sono state definite “le Gemelle Romaniche” proprio perché entrambe hanno la stessa origine.

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 Dal piazzale della chiesa il panorama si apre spazioso e pittoresco verso sud e verso nord. Nel centro del paese si conservano ancora le case delle famiglie più antiche.

PARTIGLIANO


Il viaggiatore che lascia Valdottavo, volgendo a destra, giunge a Partigliano
, ameno paesino tra il verde degli olivi e dei vigneti, a circa 250 m slm.

La chiesa è costruita con un bel pietrame; internamente è stata scialbata, forse in seguito della peste del 1600 e presenta uno stile barocco,assai mitigato e armonioso.Il campanile si presenta come più antico della chiesa: ma restaurato dopo il terremoto del 7 settembre 1920, ha perso le sue antiche caratteristiche architettoniche.

PARTIGLIANO La gente di Partigliano ha spiccato senso associativo per cui mantiene in vita tradizioni religiose e sociali da tempo scomparse nelle altre comunità. A circa 4 km, è da visitare l’ antico Romitorio di Guzzanello.

Long zoom across the valley

CUNE

Il paese sorge alle pendici del monte Bargiglio, in bella posizione panoramica e mantiene in parte caratteristiche urbanistiche seicentesche con abitazioni che presentano imponenti portali in pietra. Antichi  documenti ci fanno sapere che un tempo il paese si trovava più in alto, dove esiste il Romitorio di S. Bartolomeo. L’attuale paese compare nella documentazione ufficiale soltanto nel 1387. La sua Chiesa è intitolata a S. Bartolomeo e al suo interno si conservano tele della Scuola del Marracci (sec.XVII), un dipinto su tavola di scuola toscana (sec. XV), un’edicola in marmo (sec. XVI) e una statua policroma in legno di S. Bartolomeo.

CUNENei dintorni, oltre al Romitorio di S. Bartolomeo, la vetta del monte Bargiglio, chiamato “l’occhio della Lucchesia” per la sua posizione strategica militare, con i ruderi dell’antica torre. In località Catureglio l’antica Villa Mansi (oggi abitazione privata), residenza estiva della famiglia Mansi, conosciuta per la leggenda della perfida e bellissima Lucida, leggenda che rivive per le strade del capoluogo ogni anno nella notte di Halloween.

ONETA

Nei documenti disponibili il paese di Oneta appare per la prima volta nel 979; fu feudo dei Suffredinghi, poi di Francesco Castracani e più tardi fece parte della Repubblica di Lucca nella Vicaria di Borgo a Mozzano.La Chiesa, intitolata a S. Ilario, ha avuto nel tempo diversi rimaneggiamenti; nell’interno però si conserva una statua lignea di S. Cristina vivamente colorata (sec. XVIII), un pregevole crocifisso in legno ed un calice dorato con piede esagonale (sec. XV).

ONETANel centro del paese sorge un antico lavatoio coperto e due caratteristici oratori recentemente restaurati. Lungo il rio di Oneta sono ancora ben visibili gli antichi mulini ad acqua ed il frantoio.
 Poco distante da Oneta l’antica chiesetta di S.Cristina, dove per mancanza di spazio, la facciata è stata coperta da una cella per il “romito”.

CERRETO


A 144 metri slm, il paese di Cerreto che si sviluppa longitudinalmente sul dorso di un colle, con belle vedute sul Ponte del Diavolo e sulla Valle del Serchio.
Le prime notizie sul paese risalgono al 995, il suo nome sembra derivare dai folti boschi di cerri che circondano le colline. Cerreto conserva ancora oggi il suo antico aspetto, con la strada in acciottolato irregolare che si snoda lungo il centro storico fino ad arrivare alla chiesa parrocchiale intitolata a San Giovanni Battista.

Chiesa_di_San_Giovanni_Battista_(Cerreto,_Borgo_a_Mozzano)La chiesa fu costruita intorno al 1660 sui ruderi di una preesistente chiesetta. Le decorazioni interne sono state realizzate intorno al 1920 da Lamberti detto “il Pelle”. Di notevole interesse un simulacro in legno ( Madonna con Bambino) del XV secolo. Poco distante dalla chiesa di San Giovanni si trova l’oratorio di San Rocchino (XV sec.), restaurato nel 1939 con all’interno un crocifisso di Pellegrino Lamberti. Poco più su, l’antica Pieve di Cerreto intitolata a San Giovanni, la cui esistenza è documentata già in una pergamena del 995; la chiesa è circondata da alcune case e capanne, resti di un paese fortificato.
La struttura, notevolmente rimaneggiata, presenta un’interessante abside con archetti pensili, tre finestre a feritoia sormontate da sculture simboliche. All’interno un fonte battesimale formato da otto lastroni di pietra.

ROCCA

Nata nel Medioevo come fortezza, la Rocca di Mozzano domina la valle del Serchio e della Lima.

ROCCA 3Situata a 314 m slm, in buona posizione strategica fu feudo dei Suffredinghi, signori di Anchiano. Il paese, ben visibile dalle strade del fondovalle, è costruito sul ripido pendio della collina, fino all’antica Chiesa di S.Maria Assunta e ai ruderi della vecchia fortezza della quale rimane una parte del muro di cinta e della vecchia torre circolare.

ROCCA 1 Il centro abitato conserva le caratteristiche del vecchio borgo medievale con strade strette, case quasi accavallate le une con le altre, gli acciottolati e i portali in pietra. La Chiesa, costruita tra l’XI e il XII secolo, presenta sulla facciata un bel bassorilievo in marmo; all’interno una piletta in marmo bianco e diversi pregevoli arredi sacri, tra cui una croce in lamina d’argento fermata sul legno. Nell’archivio sono conservati alcuni oggetti di culto, opera degli argentieri Lucchesi. Dalla chiesa si accede direttamente alla spaziosa canonica, un tempo sede dei castellani dei Suffredinghi e degli Antelminelli; nella grande cucina vi è un ampio focolare in pietra del 1503 e, ben visibile, un forno con quattro “bocche”.
Alcuni anni fa la canonica è stata ristrutturata e attualmente viene utilizzata come luogo di villeggiatura e di ritiro spirituale per i giovani dell’Azione Cattolica. All’inizio del paese si incontra la Chiesetta degli Alpini, realizzata dal Gruppo di Borgo a Mozzano negli anni 1980-83. All’interno, sulle pareti, sono scritti i nomi dei caduti e dei dispersi in guerra del Comune appartenenti a tutte le Armi.

S. ROMANO

Immerso nel verde delle colline che sovrastano la valle della Turrite, circondato dai monti, protetto dai venti, si trova il paese di S. Romano, una frazione del Comune di Borgo a Mozzano dal quale dista un quindicina di chilometri.

SAN ROMANO BORGO A MOZZANO PANORAMAAnticamente il paese si chiamava Spuliziano ed era situato sul crinale del monte; a seguito di una epidemia di peste, la popolazione sopravvissuta discese in basso, nel luogo dove si trova attualmente il paese e lì costruì la chiesa, dedicandola a San Romano. Abitato oggi da meno di cento persone, era un tempo un borgo agricolo assai popoloso: lo testimoniano le numerose abitazioni disabitate o cedute a residenti di altre zone, che le utilizzano nel periodo estivo.

S.Romano La comunità abituata a gestire autonomamente i servizi essenziali, conserva opere comunitarie come il teatro, l’oratorio, il grande lavatoio.La chiesa parrocchiale, già nominata nelle carte nel 1260, è stata recentemente consolidata nella copertura del tetto, in quanto danneggiata da una scossa di terremoto.

SAN ROMANO BORGO A MOZZANO ORATORIO DI SAN ROCCOIn questa chiesa si conserva una croce parrocchiale inventariata ed alcuni reliquiari in argento del XVIII secolo, donati da Fra Romano Bernardini sepolto nel romitorio di S. Rocco sulla strada per Gioviano.

MOTRONE

Entrato a far parte del Comune di Borgo a Mozzano nel 1963, Motrone è il paese situato alla maggiore altitudine, m 683 slm, ed alla maggiore distanza dal Capoluogo.

MOTRONEFino a pochi anni fa accessibile solo attraverso mulattiere impervie e solitarie, conserva ancora elementi medioevali di difesa, come le belle porte ad arco in pietra, che si trovano agli ingressi del paese. Sopra il dirupo del ” Bucine”, in posizione dominante, la chiesa parrocchiale, alla quale si accede attraverso una ripida scalinata, la cui costruzione risale al 1260 quando venne eretta come fortezza.

MOTRONE 2All’interno un pregevole organo, e in alcuni locali della canonica vecchi attrezzi da lavoro della civiltà contadina.
Da Motrone si possono effettuare escursioni salendo fino al Romitorio di S. Ansano, sul piccolo e bellissimo  altopiano di Lavacchielli oppure verso l’antro del Vasaio per una visita speleologica.

PIANO DELLA ROCCA

Il paese di Piano della Rocca  si trova sulla destra del Serchio ai piedi di uno sperone roccioso su cui si erge la Rocca di Mozzano. Fino al 1938-41, inizio dei lavori della centrale idroelettrica, il paese era composto da poche case, un’antica cappella intitolata a S.Maria del Soccorso in cui da tempi immemorabili si celebra nel mese di maggio una grande festa in venerazione del Sacro Cuore di Gesù, che per un curioso episodio avvenuto tanti anni fa popolarmente è chiamata “Festa del Miccio”. Piano della Rocca ebbe la sua scuola nel 1928 e sino ai decenni prima del 1900 era luogo di sosta dei greggi tramutanti dalle montagne alla Maremma. I terreni circostanti all’abitato sono uno dei siti archeologici più importanti della valle. Alcuni anni fa durante gli scavi del metanodotto venne alla luce un tomba ligure con arredi attualmente conservata nei locali del piccolo “Antiquarium” del capoluogo.

GIOVIANO

Sorge su un colle a 285 m slm, è un paese molto antico che conserva tuttora l’antica struttura medievale e le cui origini risalgono a prima del 1000.

giovianoAttraverso le strette “Rughe” che chiudono il paese in girotondo, si sale verso il Castello, dove un tempo si ergeva l’antica torre e dove adesso si innalza il campanile costruito 60 anni or sono, oppure scendere verso il “Sassolungo” dove si può visitare la Chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Maria Assunta. La chiesa, ampliata in epoche diverse, conserva  affreschi che ornano il soffitto, opera di Pellegrino Lamberti, un quadro dell’Assunta e due ovali sull’ altare maggiore. Uscendo dalla Chiesa, dopo aver percorso tutta la ruga della Porta, è possibile soffermarsi sulla “Prata” ad ammirare lo splendido panorama sulla Valle del Serchio. Salendo poi la ruga di San Rocco si può visitare l’oratorio del 1500, dove si conservano alcuni quadri di Santi e gli antichi “segni” della Compagnia. Con una breve passeggiata si può giungere all’Oratorio di San Bartolomeo, chiesetta romanica contaminata da vari restauri e rifacimenti.

ANCHIANO


Il paese è accovacciato alle pendici del Monte Gallione
e protetto dai venti del nord da una scogliera (il “Parello”) perpendicolare all’alveo del Serchio.

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Per questa sua felice posizione la zona è stata abitata fin dai primi anni dell’era cristiana, come è documentato dai rilievi archeologici. Nel Medioevo fu roccaforte dei Suffredinghi; più tardi seguì i destini della Repubblica di Lucca. Il paese mantiene la sua struttura medievale: strade strette, passetti, aie, corti, altane a interessanti portali del 1600 e del 1700. Nella parte più elevata si trova l’antica chiesa parrocchiale intitolata a San Pietro, con una bella torre medievale. Di un suo primo rifacimento si trova notizia nel XV secolo, mentre l’ultimo risale al 1850. L’interno, a crociera, presenta sulla cupola decorazioni attribuite a Fazzi e Lamberti, artisti locali (1925-1940); interessante il fonte battesimale del XV secolo e un’edicola di scuola robbiana. Nel coro il trittico di Puticiano,opera del XV secolo.
Anchiano, nell’ ultimo conflitto mondiale, fu caposaldo della Linea Gotica, un’imponente sistema difensivo  realizzato durante la Seconda Guerra Mondiale quando nel 1944 il fronte si fermò per circa un anno portando lutti e distruzioni.

linea-gotica-24-aprileAll’altezza di Borgo a Mozzano i tedeschi avevano costruito una formidabile linea difensiva, con muri anticarro, piazzole, e casermette, che fortunatamente non servirono allo scopo per i noti avvenimenti che sconvolsero i piani delle forze tedesche. Dentro la grotta su cui sorgono la chiesa e il castello di Anchiano esistono ancora intatte le fortificazioni composte da diverse stanze e camminamenti, i cui accessi per motivi di sicurezza subito dopo la guerra furono murati. Qui nascerà un museo storico usufruendo di questi spazi ancora in ottimo stato di conservazione

CHIFENTI

La sua posizione, alla confluenza del fiume Serchio con il torrente Lima, fece assumere a questo borgo il nome di “confluenti”, trasformato poi in Chifenti. Costituito originariamente da tre nuclei, Chifenti, Molino e Ponte d’Oro, è oggi un unico centro abitato che mantiene la parte più antica nella zona intorno alla chiesa con vie in acciottolato, archi e volte di vecchie case. La Chiesa, dedicata a San Frediano, conserva alcune pregevoli opere d’arte, fra cui un tempietto per gli olii santi attribuito alla bottega del Civitali e una tela di Paolo Biancucci, pittore lucchese del XVII secolo, rappresentante la Madonna del Rosario, San Domenico e Santa Caterina. Sull’altare maggiore un bel crocifisso della scuola di Giotto.In canonica si conservano una croce parrocchiale in lamina d’argento e un quadro in tela (la deposizione della Croce) della scuola di Guido Reni. Il monumento del paese senza dubbio più rilevante è il famoso Ponte delle Catene, costruito sul torrente Lima per collegare Chifenti con il paese di Fornoli.

ponte delle catene 2Questo ponte fu progettato dall’architetto Lorenzo Nottolini fu iniziato nel 1839 e terminato, per volontà di Bettino Ricasoli, nel 1860. L’opera, gravemente danneggiata durante l’ultimo conflitto mondiale, è stata ricostruita secondo il disegno originario nell’immediato dopoguerra. Sempre al Nottolini si attribuisce la costruzione della “Fontana Nuova”, situata sulla SS12 prima di arrivare al paese di Chifenti,  per chi proviene da Borgo a Mozzano.
L’economia del paese è basata su molteplici attività artigianali e commerciali che ne fanno un centro vivo e operoso.

CORSAGNA


Il paese si trova a circa 400 m slm a nord-ovest sulle pendici dell’altipiano delle Pizzorne
.

CORSAGNA BAGNI DI LUCCA (1)Con i suoi numerosi abitanti rappresenta una delle più popolose frazioni di Borgo a Mozzano. Le prime notizie storiche risalgono al 786; vi dominarono prima i Suffredinghi e più tardi la Repubblica di Lucca. Il paese era assai conosciuto per le sue fabbriche di ferro. Il tessuto urbano è suddiviso in numerosi rioni: Fucina, Pozzo, Verace, Fabbriche, Postabbio etc. Le corti rappresentano un aspetto caratteristico originale di questo paese e sono l’espressione urbanistica dei nuclei familiari più importanti. Il luogo chiamato “Castello” è dominato da una possente torre, oggi torre campanaria, e da un vasto piazzale che domina la Media Valle del Serchio, dove sorgono due Oratori e la Chiesa Parrocchiale intitolata a S. Michele (1506). L’interno a tre navate, ha colonne in pietra serena con originali capitelli, di cui uno porta l’arme del paese (un serpente che si avvolge ad una colonna) e della Repubblica di Lucca. Vi si trovano opere pittoriche di notevole rilevanza come un S. Michele di Scuola Perugina. Non molto distante dal paese si trovano Serra (antica comunità oggi scomparsa di cui rimane solo la Chiesa intitolata a S. Lorenzo,  situata in una splendida  posizione panoramica, dove si trova il bel quadro “Madonna con bambino” del 1556 di Jacopo Mantovani) e  Particelle (in passato la patria di famosi scalpellini).

 

 

La Valle del Serchio detta anche Mediavalle è suddivisa in 5 Comuni 

 

 

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