Il castello di Sammezzano

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In provincia di Firenze, proprio sopra al paesino di Leccio, si erge uno dei castelli più belli d’Italia, un gioiello dell’architettura da ammirare e tutelare.

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Stiamo parlando del Castello di Sammezzano, nel comune di Reggello, che con i suoi soffitti arabeggianti e i colori variopinti è stato scelto come location per film e videclip. Solo per citarne due, ricordiamo Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, pellicola con Salma Hayek tratta da Lo cunto de li cunti, oltre che il video di Dolcenera per Ora o mai più.

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Cosa rende tanto speciale questo castello? Si dice che la prima fase di costruzione dell’edificio risalga all’epoca romana e che persino Carlo Magno abbia soggiornato nel castello nel 780. Il vero punto di svolta nella storia del è però il 1605, quando la famiglia Ximenes D’Aragona entra in possesso dell’edificio, già appartenuto anche a famiglie illustri come i Medici e gli Altoviti.

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L’acquisto da parte degli Ximenes D’Aragona fa sì che alcuni secoli dopo, nel 1800, il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona decida di ristrutturare il castello in stile moresco. Non solo nobile ma anche politico, ingegnere, botanico e molto altro ancora, il marchese scelse proprio Sammezzano come suo rifugio dopo le delusioni politiche. Pur non essendo mai stato in Oriente, Ferdinando Panciatichi scelse di decorare il suo possedimento con i colori sgargianti e i disegni geometrici che caratterizzano l’arte araba.

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Ogni stanza è diversa dall’altra, un mondo a parte in cui ammirare l’incredibile lavoro svolto dalle maestranze al servizio del marchese. Camminando fra le sale del castello troviamo anche il Corridoio delle Stalattiti, dov’è possibile leggere una frase voluta proprio da Ferdinando Panciatichi: «Mi vergogno a dirlo, ma è vero: l’Italia è in mano ai ladri, esattori, meretrici e sensali che la controllano e la divorano. Ma non di questo mi dolgo, ma del fatto che ce lo siamo meritato».

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Oltre al meraviglioso castello, possiamo ammirare un parco dal valore inestimabile, capace di ospitare specie botaniche di ogni genere. Fiore all’occhiello del parco sono sicuramente le sequoie della California, in particolare la cosiddetta “sequoia gemella”, un albero alto più di 50 metri che svetta in mezzo a specie indigene come leccio e cerro.

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Ciò che rattrista di più, conoscendo il patrimonio artistico e botanico custodito a Sammezzano, è il fatto che il castello sia al momento chiuso. Dopo essere stato per anni un albergo-ristorante, ora il castello non può essere visitato in qualsiasi momento dell’anno. Grazie ad alcuni instancabili volontari, però, è possibile visitarlo nei periodi previsti.

La speranza è ovviamente quella che un giorno, magari non troppo lontano, questo gioiello artistico e architettonico torni ad essere fruibile nel corso di tutto l’anno.

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